Le Cicatrici

Cheloide peduncolato

Autore: dott.ssa Tania Basile  17/07/2020

 Il cheloide peduncolato è particolarmente comune nelle cicatrici dell’ orecchio sebbene si presenti anche in altre aree del corpo come il collo e l’addome. La cicatrice in questi casi, nonostante il peduncolo, si presenta generalmente con margini regolari e forme sferoidi oblate che possono ricordare vagamente la forma di un fungo. Il trattamento di questo tipo di cicatrici segue un percorso di valutazione del problema nonostante nella maggior parte dei casi la soluzione chirurgica venga di norma preferita ai trattamenti farmacologici che non garantiscono risultati soddisfacenti in tempi brevi, soprattutto quando il peduncolo, o i peduncoli, sia proliferato in modo eccessivo. Le principali cause di questo problema sono da ricercarsi in fattori genetici sebbene gli studi abbiano individuato diversi possibili fattori scatenanti.

Negli ultimi 40 anni la ricerca si è spesa intensamente per determinare la causa della formazione delle cicatrici ipertrofiche e dei cheloidi che condividono la crescita incontrollata e anormale del tessuto cicatriziale nella fase di guarigione. La principale differenza tra queste due tipologie di cicatrizzazioni è determinata dal fatto che nel caso delle cicatrici ipertrofiche il tessuto in eccesso tende a rimanere all’interno dei limiti della lesione mentre nel caso dei cheloidi il tessuto cresce oltre i limiti della cicatrice apparentemente senza alcun controllo. Istologicamente, inoltre, i cheloidi presentano fasci spessi di collagene cheloidale, ovvero fibre di collagene eosinofilicheialinizzate, mentre le cicatrici ipertrofiche no. La ianilizzazione determina un cambiamento dei tessuti che perdono la loro normale struttura e acquistano un aspetto macroscopico vetroso con una forte concentrazione, oltre che di collagene, di glicoproteine e prolina.

 

Cheloide peduncolato le cause

Le cause che portano alla formazione del cheloide peduncolato, al contrario delle comuni cicatrici ipertrofiche, risiedono in fattori genetici e legati all’età mentre non vi è alcuna differenza tra i sessi nella casistica oggetto di studi. L’ereditarietà rappresenta un fattore centrale al quale bisogna collegare l’appartenenza a determinati gruppi etnici, come ad esempio gli africani o gli asiatici. Inoltre è importante sottolineare come anche i soggetti con una pelle tendenzialmente più scura sono maggiormente predisposti rispetto ad individui con la pelle molto chiara. Dunque, sebbene l’esatta causa sia ancora sconosciuta è chiaro che la presenza di alcuni geni che interagiscono tra loro aumenti le possibilità in alcuni gruppi etnici piuttosto che in altri. Le popolazioni dell’Africa tendono ad avere un’incidenza nell’insorgenza di un cheloide superiore al 15% mentre il cheloide peduncolato ha un’incidenza prossima al 50% nelle cicatrici dell’orecchio. Questa alta incidenza dei cheloidi peduncolati nell’area dell’orecchio rispetto ad altre zone anatomiche suggerisce che nel processo di guarigione di questa specifica area giochi un ruolo determinante la cartilagine, ovvero il tessuto connettivo di sostegno specializzato dell’orecchio formata da fibre di collagene e da una matrice amorfa gelatinosa.

La formazione del cheloide non si verifica, di solito, nelle prime settimane dalla lesione ma inizia a proliferare nei mesi successivi o addirittura a distanza di un anno dalla ferita. L’origine della lesione non deve necessariamente essere di tipo traumatico o chirurgico poiché è stato rilevato come anche nelle lesioni procurate da acne vulgaris, follicolite, varicella o vaccinazioni possa generarsi un processo anomalo di crescita dei tessuti tipico del cheloide. Il meccanismo di innesco del processo può essere provocato banalmente anche da un modesto cambiamento dell’espressione genica che va a variare il naturale equilibrio dei principali fattori di rischio quali i geni o semplici molecole presenti normalmente nel nostro organismo.

 

Cheloide peduncolato il trattamento

Prima di determinare il trattamento più opportuno per curare un cheloide peduncolato, il medico generalmente si affida a criteri di valutazione obiettiva determinati da specifiche scale che combinano gli esami clinici e visivi al fine di fornire un quadro esaustivo sulla natura e la condizione del cheloide. Stabilita l’entità del problema il medico individua il trattamento opportuno che può variare dalla semplice applicazione di cerotti al silicone, nei casi meno complessi, all’intervento chirurgico nelle manifestazioni di peduncoli eccessivamente ingombranti. Diffusi sono anche i trattamenti che prevedono infiltrazioni di corticosteroidi che hanno la capacità di ridurre gradualmente il volume del cheloide facendolo regredire ad uno stato conservativo mentre stanno prendendo piede oltreoceano gli orecchini costrittivo ovvero dei particolari supporti che applicati tra il peduncolo e l’orecchio sfruttano la pressione per ridurre il volume del tessuto fibroso. Tra gli interventi maggiormente invasivi troviamo la crioterapia, ovvero il congelamento del cheloide attraverso l’azoto liquido con 2/3 trattamenti e osservazione per 30 mesi. Questo metodo ha percentuali di successo prossime al 75% mentre la radioterapia è risolutiva nel l’80% dei casi trattati. Quest’ultima ha la capacità di distruggere i fibroblasti presenti nel peduncolo evitando la vascolarizzazione dei tessuti e innescando un processo di riduzione del collagene nell’area trattata. Sebbene questi metodi siano molto efficaci, così come la laser terapia, la soluzione principe rimane quella dell’asportazione chirurgica del cheloide che riduce i tempi di recupero e non necessita di sedute successive. La rimozione chirurgica è effettuata in day hospital in anestesia locale e non comporta rischi per il paziente.


Fonti:

 

-          William W. Huang, Christine S. Ahn,Clinical Manual of Dermatology, Springer2020.

-          Tullio Cainelli, Alberto Giannetti, Alfredo Rebora, Manuale di dermatologia medica e chirurgica, McGraw Hill 2017.

-          Davide D’amico, Manuale di Chirurgia Generale. Piccin 2018.

-          Rei Ogawa, Total scarmanagment, Springer, 2020.



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