Le Cicatrici

Episiotomia Cicatrice

Autore: dott.ssa Tania Basile  09/03/2020

L’ episiotomia cicatrice che cos’è?

La cicatrice da episiotomia è la conseguenza di un intervento chirurgico effettuato durante il parto naturale e definito, appunto, episiotomia. Questo tipo di intervento si rende necessario per facilitare la nascita del bambino ed evitare al nascituro ed alla madre eccessive sofferenze. L’episiotomia viene praticata dal medico in presenza di parto podalico o nella circostanza che il bambino abbia una testa eccessivamente grande; l’intervento è importante anche per evitare lacerazioni della vagina con conseguenze non piacevoli per la partoriente.

 

Episiotomia intervento

L’incisione è generalmente effettuata lungo il perineo sulla linea mediana che dalla vagina va all’ano o in alternativa con un’incisione laterale con un certo angolo in direzione degli arti inferiori. L’intervento è comunemente effettuato senza anestesia poiché durante il parto i muscoli dell’area sono in una condizione massima di rilassamento e non permettono ai ricettori del dolore di comunicare con le aree preposte del sistema nervoso. La parte interessata viene ricucita immediatamente dopo il parto se la paziente è sotto epidurale, in alternativa viene praticata anestesia locale prima di procedere con la ricucitura dell’incisione attraverso episiorrafia, ovvero la sutura dell’area interessata procedendo per strati al fine di ripristinare, quanto più possibile, la corretta funzionalità dei tessuti della vagina e della zona perineale.

In passato tale pratica era indicata soprattutto per la capacità di ridurre gli effetti delle lacerazioni perineali e l’incontinenza fecale ed urinaria conseguenti il parto; solo recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che gli studi non evidenzino benefici concreti e sostanziali per le pazienti quanto invece la possibilità dell’insorgenza di complicazioni e danni perineali permanenti. La mutata convinzione sull’episiotomia ha ridotto sensibilmente i casi in cui viene praticata sebbene la percentuale in Europa sia ancora elevata e con una maggiore concentrazione negli stati dell’Europa meridionale; negli Stati Uniti si è proceduto a limitarne il ricorso e solo in circa il 10% dei casi si rende necessaria durante il parto.

 

Episiotomia effetti collaterali

Spesso l’episiotomia porta a conseguenze sia nel breve che nel lungo periodo legate in primis alla lenta cicatrizzazione dell’area e successivamente all’insorgenza di problemi di varia natura capaci di incidere sulla qualità della vita della paziente. L’area perineale è una delle zone del corpo che subisce più sollecitazioni nel corso delle normali attività quotidiane; camminare, stare sedute o espletare le funzioni corporee produce una persistente sollecitazione dei muscoli e dunque della ferita rendendo il percorso di guarigione complesso e doloroso.

La cicatrizzazione dell’episiotomia, però, non implica la fine delle conseguenze post parto: spesso la cicatrice continua a provocare prurito o dolore, difficoltà durante i rapporti sessuali, mal di schiena e dolori anali. Il persistere di tali sintomi dopo il 42 giorno, il periodo normalmente necessario per la totale guarigione della zona perineale, può essere il campanello d’allarme che indica la cronicizzazione dei problemi legati all’episiotomia e dunque diventa necessario rivolgersi al proprio medico e, se necessario, procedere attraverso un ulteriore percorso riabilitativo capace di mitigare gli effetti negativi dell’intervento.

È possibile ridurre i possibili effetti collaterali dell’intervento facilitando una corretta guarigione della ferita e dei punti dell’episiotomia attraverso check up giornalieri, da condurre autonomamente, e periodici, dal proprio ginecologo, capaci di individuare in tempo possibile complicazioni, presenza di pus, riapertura dei punti e difficoltà nel riassorbimento degli stessi. È indispensabile, durante il decorso, tenere pulite le parti intime mediante l’utilizzo di un detergente intimo con PH acido e acqua fredda nonché premurarsi di asciugare bene l’area interessata se non attraverso del tessuto anche mediante l’ausilio di un comune fon per capelli. La cicatrizzazione può essere “incoraggiata” mediante l’applicazione di arnica, un paio di volte al giorno, e utilizzando garze sterili e cotone naturale per coprire la ferita al fine di permettere una corretta guarigione della pelle.


Cicatrizzazione dell’episiotomia
 

La cicatrizzazione dell’episiotomia non è raro che si evolva in fenomeno ipertrofico favorendo dunque una maggiore fibrosi conseguenza dell’eccessiva presenza di fibroblasti nella parte interessata. Tale condizione, sebbene non implichi danni estetici rilevanti, può comportare una maggiore sensibilità dei tessuti per via della naturale tendenza contraente del cheloide e a causa dell’iperestesia che, spesso, accompagna il recupero da episiotomia. Se il cheloide si protende eccessivamente producendo fastidio alla paziente è possibile intervenire chirurgicamente mentre normalmente si ricorre a terapie antinfiammatorie o cortisoniche nell’area interessata per limitare dolore ed infiammazione. L’intervento chirurgico ha la capacità anche di ridurre la tensione dei muscoli e della pelle nell’area cercando di distendere i tessuti e limitare dunque il dolore. Una soluzione che ha dato esiti positivi sulle pazienti è l’elettrostimolazione del nervo a scopo analgesico; tale pratica è definita Tens ed è totalmente indolore e priva di effetti collaterali.

L’aspetto più importante da tenere in considerazione è quello di tenere costantemente sotto controllo la corretta cicatrizzazione e di lasciare che l’area ritorni alla sua naturale condizione prima di ritornare ai rapporti intimi o alla pratica di sport che potrebbero incidere negativamente sulla zona perineale producendo infiammazione o condizioni atte a rallentare il totale recupero della funzionalità dei tessuti.

 

 Fonti: 

-          Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di Dermatologia Medica e Chirurgica, IV edizione, McGraw-Hill, Milano, 2008.

-          Alessandro Caruso, Manuale di ginecologia e ostetricia, CIC Edizioni Internazionali, 2017.