Le Cicatrici

Le cicatrici si abbronzano?

Autore: dott.ssa Tania Basile  05/06/2020

Con l’arrivo della stagione estiva e l’aumento delle temperature aumenta anche la voglia di uscire a prendere un po’ di sole e godersi qualche ora di relax. È necessario però tenere a mente che l’esposizione al sole deve essere rigorosamente regolata da protezioni solari, ed altri accorgimenti, soprattutto in presenza di cicatrici, sia esse già guarite che in fase di guarigione. Gli effetti di una continua e prolungata esposizione solare mettono a repentaglio la salute della nostra pelle per la pericolosità dei raggi ultravioletti soprattutto su alcuni strati di derma particolarmente sensibili, come ad esempio le cicatrici. Oltre al rischio di danni alla pelle ed alle strutture sottocutanee, i raggi del sole possono incidere sugli inestetismi, come sono appunto cicatrici, smagliature o discromie, aumentandone o diminuendone la pigmentazione, di fatto rendendole più visibili in confronto alla pelle circostante. Se la domanda iniziale, dunque, si poneva l’interrogativo sull’abbronzatura delle cicatrici, la risposta è decisamente un “ni”.

Per prima cosa possiamo affermare che le cicatrici si “abbronzano”, o meglio, esposte al sole variano di colore. La variazione del colore è dovuta al maggior rilascio del pigmento melanina da parte dei melanociti presenti nelle cellule della pelle come metodo di difesa all’irradiazione solare. Questo vuol dire che i raggi del sole possono favorire l’abbronzatura delle cicatrici ma non in maniera uniforme con il resto del derma circostante, dunque è probabile che alla fine dell’esposizione le cicatrici siano maggiormente visibili. Gli effetti, come accennato, possono essere differenti e strettamente legati alla tipologia e alla condizione della cicatrice. Rimane sempre valida la considerazione che quando ci si espone al sole bisogna sempre proteggere o coprire le cicatrici con cerotti, vestiti, creme solari adeguate o l’utilizzo di particolari creme e gel, proprio per la particolare delicatezza del tessuto cicatriziale.

I raggi ultravioletti, che attraversano la nostra atmosfera sono responsabili dell’abbronzatura, giungono a noi sotto diverse lunghezze d’onda: gli UV-A, ad onde “lunghe”, gli UV-B, con onde medie, e gli UV – C, con onde corte ma quasi totalmente assorbiti dall’atmosfera. Gli UV-A sono circa la totalità dei raggi ultravioletti che arrivano sulla superficie della terra ed il loro ruolo è fondamentale per l’abbronzatura. Hanno effetti non propriamente dannosi per la pelle sebbene siano in grado di penetrare in profondità nella cute danneggiando elastina, collagene e capillari. Una lunga esposizione a questi raggi può provocare eritemi e danneggiare la pelle anche in modo serio. I raggi UV-B, invece, rappresentano una minima percentuale dei raggi UV che raggiungono il suolo ed hanno scarsa capacità di penetrazione della pelle. Nonostante ciò, possono provocare gravi eritemi nonché l’alterazione del materiale genetico del DNA delle cellule cutanee aumentando il rischio di insorgenza di tumori della pelle. I raggi UV sono maggiormente presenti alle alte quote e proprio per questo motivo l’esposizione al sole in montagna è maggiormente rischioso rispetto alle zone al livello del mare.

Il rischio più frequente delle cicatrici esposte al sole consiste nell’iperpigmentazione ovvero lo scurire eccessivo della pelle dovuto ad un eccesso di melanina. L’iperpigmentazione può essere causata da numerosi altri fattori come gli squilibri ormonali, genetica, patologie di vario genere, dagli effetti collaterali di farmaci sebbene la causa principale sia legata all’esposizione al sole. È proprio l’iperpigmentazione lo strumento di difesa della nostra pelle contro i raggi solari e la produzione del pigmento melanina è la conseguenza diretta di questo naturale processo. Nelle cicatrici, dove la cute è maggiormente sensibile, il grado di protezione necessario a proteggere la cute è maggiore per cui si determina una maggiore produzione di melanina e dunque una colorazione più scura della pelle dalle aree circostanti.

Sono particolarmente soggette a questo tipo di reazione le cicatrici profonde e/o recenti come ad esempio le cicatrici da intervento chirurgico, le ferite in genere e l’acne mentre i graffi, le punture di insetto e le infiammazioni della cute, sebbene in misura minore, sono potenzialmente esposte al fenomeno dell’iperpigmentazione. Se le cicatrici sono recenti il rischio di iperpigmentazione aumenta in modo esponenziale per cui è consigliabile non esporle al sole almeno per un anno dall’inizio del processo di guarigione. Anche il processo di guarigione è influenzato dalla luce solare e l’esposizione delle cicatrici recenti può indurre una cattiva guarigione con l’insorgenza di cicatrici ipertrofiche o pigmentate. È chiaro che anche l’esposizione a raggi UV artificiali comporta gli stessi pericoli per la pelle.

Il metodo più efficace per tenere al riparo le cicatrici dal sole è non esporle ovvero utilizzando cerotti anti-UV e vestiti per coprire le aree più sensibili. Creme curative e gel al silicone sono altrettanto efficaci mentre per la protezione solare è consigliabile affidarsi a prodotti testati e con protezione SPF30 o superiore. È opportuno, comunque, prestare attenzione a non sottoporre le cicatrici a stress chimici dovuti a sostanze irritanti, dannose per la pelle o che possano indurre reazioni allergiche, contenute nelle creme solari più comuni.

 

Fonti:

 

-          Tullio Cainelli, Alberto Giannetti, Alfredo Rebora, Manuale di dermatologia medica e chirurgica, McGraw Hill 2017.