Le Cicatrici

Cicatrice da asportazione neo

Autore: Pasquale Ambrosio 19/10/20

La rimozione chirurgica dei nei comporta spesso una conseguente cicatrice antiestetica. L’entità dell’inestetismo è legata, oltre che alle dimensioni del neo, al processo di cicatrizzazione della lesione. Una cattiva cicatrizzazione può condurre nei fatti ad un risultato estetico peggiore di quello iniziale e dunque, a meno che la rimozione non sia dovuta a complicanze legate ai nevi, la rimozione per ragioni estetiche deve essere attentamente analizzata con il proprio dermatologo. Attraverso la mappatura dei nevi è possibile controllare l’evoluzione dei singoli nevi e le nuove formazioni mentre con la cosiddetta regola dell’ABCDE è possibile monitorare i cambiamenti in corso valutando l’asimmetria, i bordi, il colore, la dimensione e l’evoluzione.

Cos’è un neo?

I nei, o nevi, si presentano come macchie circoscritte sulla pelle con una forma generalmente tondeggiante; possono essere in rilievo rispetto alla pelle circostante o completamente piani e rappresentano uno dei tratti distintivi del genere umano. I nei, difatti, sono diffusi, con maggiore o minore incidenza, in tutti i gruppi etnici e nel corso della vita di un individuo tendono ad aumentare di numero attraverso nuove formazioni.

Esistono diverse tipologie di nei con caratteristiche e manifestazioni differenti nonché nevi capaci di evolversi in forme complesse e pericolose per la salute. I nevi, difatti, sono tumori benigni della pelle e rappresentano una lesione pigmentata della cute che si manifesta come causa di un errato sviluppo dei melanociti. Oltre alla possibile evoluzione dei nei in tumori maligni, evento statisticamente limitato, i nevi possono rappresentare un grave problema estetico con ripercussioni importanti sulla psiche dei pazienti nei processi di accettazione. In entrambi i casi la risoluzione del problema è legata alla rimozione dei nei ed a tal proposito ci sono diverse tecniche, sia esse chirurgiche o meno, che permettono di sbarazzarsi definitivamente di questo problema.

Tecniche per la rimozione dei nei

Le principali tecniche per la rimozione dei nei sono quella chirurgica, il laser e la “shaving”. Quest’ultima è la meno diffusa sebbene rappresenti una valida alternativa al laser ed alla chirurgia. Il principio di base è simile a quello della rasatura ovvero il neo viene eliminato rimuovendo lo strato superficiale della pelle e sottoponendo la lesione conseguente a termocoagulazione. Questa tecnica permette di effettuare comunque l’esame istologico per valutare la reale natura del neo al contrario della tecnica laser che distruggendo i tessuti che costituiscono il nevo non ne permette un esame concreto. I pro del laser sono da ricercarsi nella scarsa invasività dell’intervento ed i risultati estetici che non lasciano cicatrici evidenti ed antiestetiche.

La tecnica chirurgica, ad oggi, è quella maggiormente utilizzata; consente di effettuare l’esame istologico dei tessuti ed eliminare le parti di tessuto antiestetiche o che presentano una degenerazione maligna. L’intervento viene effettuato in anestesia locale in 20/30 minuti, la lesione viene quindi suturata e disinfettata per almeno 7/20 giorni nei quali la ferita lascerà spazio alla cicatrice. La cicatrice rappresenta il limite di questo intervento poiché, nonostante sia presa in esame una trascurabile area cutanea, può manifestarsi in forma atrofica, ipertrofica o cheloide implicando effetti estetici finali rilevanti.

Cicatrice da rimozione nei

La cicatrice che scaturisce da un intervento chirurgico per la rimozione dei nevi è generalmente di piccole dimensioni e ridotti effetti antiestetici. Nonostante ciò è da tenere in considerazione che il tessuto rimosso durante l’intervento di norma supera, anche se di poco, i normali margini della lesione pigmentata. Se la rimozione è localizzata ad aree del corpo poco esposte gli effetti antiestetici sono trascurabili mentre nei casi in cui le aree da trattare siano in zone meno coperte del corpo potrebbero rappresentare un problema.

La formazione di cicatrici antiestetiche, dovute ad un errato processo di cicatrizzazione dei tessuti, è legata ad una serie infinita di possibili variabili: la predisposizione genetica dell’individuo, l’esposizione della cicatrice al sole nonché la corretta disinfezione della ferita rappresentano i principali fattori che possono incidere su di una corretta formazione di nuovo tessuto cicatriziale.

Come curare le cicatrici da nevi

Se la predisposizione genetica dei soggetti è una variabile non determinabile, la cura della ferita invece risulta un passaggio fondamentale per limitare le possibili complicanze. Innanzitutto bisogna evitare di ledere la zona trattata riducendo, così, il rischio di infezioni. È importanti difatti disinfettare costantemente la ferita coprendola con dispositivi sterili ed idonei allo scopo, evitando l’esposizione ai raggi del sole sia direttamente, ovvero con la sutura esposta, sia indirettamente, cioè anche in presenza di cerotti, indumenti o altri medicamenti. Nel corso della fase di cicatrizzazione è altresì sconsigliato bagnare l’area trattata poiché l’acqua potrebbe rappresentare un veicolo di infezione per agenti patogeni in essa contenuti.

Quando è necessario ricorrere all’intervento di rimozione nei?

La rimozione dei nei, come analizzato, sopravviene in seguito ad un consulto medico-dermatologico che ha individuato criticità per la salute del paziente, ad esempio a seguito di una diagnosi di nevi maligni, oppure problemi legati all’aspetto antiestetico di tali nei che in qualche modo vanno ad influire sulla stabilità psicologica del soggetto. Se per i nei maligni la rimozione rimane un passaggio imprescindibile, per quanto riguarda il profilo esclusivamente estetico il dermatologo solitamente vaglia con il paziente le possibili soluzioni con i pro e i contro.

Un primo importante screening deve essere effettuato da noi stessi tenendo sotto controllo i cambiamenti di forma e dimensione nonché l’eventuale insorgenza di prurito e dolore di uno o più nevi. La mappatura inoltre permette di effettuare una perfetta ricostruzione dell’evoluzione dei nei consentendo al dermatologo la possibilità di individuare tempestivamente la formazione di melanomi.

Fonti:

-          William W. Huang, Christine S. Ahn, Clinical Manual of Dermatology, Springer2020.

-          Tullio Cainelli, Alberto Giannetti, Alfredo Rebora, Manuale di dermatologia medica e chirurgica, McGraw Hill 2017.

-          Rei Ogawa, Total Scar Managment, Springer, 2020.