Le Cicatrici

Cicatrice dito a scatto

Autore: dott.ssa Tania Basile  29/05/2020

Che cos’è il dito a scatto

Il cosiddetto dito a scatto è una condizione patologica legata all’impossibilità o alla difficoltà del movimento delle dita, in particolare interessa il pollice, con maggiore frequenza, il medio e l’anulare delle mani. Questa condizione è definita tenosinovite stenosante ed è causata dal restringimento della membrana, la guaina sinoviale, che avvolge il tendine del dito interessato. A provocare questo restringimento possono concorrere sia eventi di natura traumatica che patologie come la gonorrea, la gotta, o l’ipercolesterolemia. Il problema può rilevarsi doloroso e determinare il blocco funzionale dell’area colpita. Gli studi sull’incidenza indicano come il problema colpisca con più frequenza la mano dominante, le donne, ed in genere i soggetti con una età compresa tra i 40 ed i 60 anni nonché nei bambini fino a 2 anni di età. È comune anche negli individui che, per hobby o lavoro, sono chiamati a svolgere azioni ripetitive con le mani.

 

Dito a scatto le cause

Il disturbo può interessare anche i piedi sebbene tale condizione sia spesso associata anche a numerose altre patologie che necessitano un approfondimento medico in sede di diagnosi. La stessa postura e le scarpe possono essere causa dell’ infiammazione del tendine. Nel caso dei piedi parliamo del dito a martello, nome determinato dalla tipica posizione di blocco in cui rimane vincolato il dito colpito. Nel piede c’è un’incidenza maggiore per il 2°, il 3° ed il 4° dito ed anche in questo caso è l’infiammazione, lo stiramento o, persino, la rottura del tendine a provocare il blocco dell’arto in una posizione innaturale. Le modalità di intervento per la risoluzione del dito a martello implicano un approfondito studio sulle cause del problema: essendo le cause innumerevoli, si rende necessario prima intervenire per ridurre gli effetti di alcune patologie, come il diabete o l’artrite ad esempio, piuttosto che procedere con un intervento invasivo e rimanere in una condizione di possibile recidiva.

L’entità del problema può essere di lieve entità o grave a seconda del tipo di trauma subito. Le infiammazioni del tendine dovuti a piccoli traumi si risolvono, nella maggioranza dei casi, con una guarigione spontanea o mediante l’assunzione di antinfiammatori e l’applicazione di creme antinfiammatorie ad azione locale come ad esempio l’arnica. Gli interventi conservativi includono anche il trattamento con iniezioni di cortisone e la steccatura del dito in posizione estesa. La steccatura può essere applicata anche solo di notte nei casi più lievi per evitare che proprio durante la notte si possano effettuare movimenti dannosi per la condizione del tendine. La steccatura è in genere necessaria per 6/8 settimane e cioè il tempo necessario per permettere all’infiammazione di rientrare. Il ripetuto movimento del dito a scatto può essere in sé un’aggravante della condizione di infiammazione del tendine comportando un peggioramento del quadro medico.

 

Dito a scatto l’ intervento chirurgico

Nei casi più gravi si rende, spesso, necessario un intervento chirurgico in anestesia locale, chiamato puleggiotomia, capace di ridurre i fattori che influiscono sull’infiammazione del tendine. L’intervento richiede circa 10/20 minuti e non è necessario il ricovero in ospedale mentre è indispensabile un periodo di riposo della mano colpita e la necessaria cura della ferita nelle fasi di cicatrizzazione al fine di evitare infezioni o l’insorgenza di aderenze capaci di ricreare una condizione infiammatoria del tendine. Le aderenze possono seguire anche un intervento del tunnel carpale ovvero a causa di una cattiva cicatrizzazione degli strati profondi dei tessuti innescando una condizione di costrizione del tendine che infiammandosi provoca il dito a scatto. La puleggiotomia può essere anche effettuata mediante tecnica con ago ovvero lacerando la puleggia mediante l’ausilio di un ago e provocando l’immediato ripristino della piena funzionalità e senza necessità di recupero. Questa tecnica, sebbene efficace, non è definitiva.

Già nel corso della puleggiotomia il chirurgo invita il paziente al movimento del dito colpito ed è possibile constatare immediatamente la fine del tipico clic nel movimento dell’arto. Nelle settimane successive all’intervento però questi movimenti sono inseriti all’interno di un percorso riabilitativo capace di farci recuperare la piena mobilità. Le tecniche di terapia manuale richiedono mobilizzazioni in trazione, massaggi e trattamenti dei trigger point con lo scopo di ridurre la tensione dei tessuti e la loro rigidità La tecnologia, inoltre, può essere chiamata in causa per riattivare il meccanismo di riparazione dei tessuti stimolando la formazione di nuove cellule. Tra queste tecniche le più efficaci sono la Tecarterapia, la magnetoterapia ed il laser ad alta potenza che offrono anche un ottimo mezzo di contrasto alla diffusione dell’infiammazione. La fase riabilitativa può essere accompagnata dall’ausilio di un tutore per ridurre il carico del tendine infiammato, soprattutto nelle ore di riposo.

La puleggiotomia è un intervento poco invasivo e richiede una modesta incisione per giungere al canale per allentare la pressione sul tendine. L’incisione, che non supera generalmente i due centimetri, non comporta dunque effetti estetici rilevanti sebbene sia comune la possibile formazione di cheloidi o di cicatrici atrofiche per via della conformazione dei tessuti nel tratto tra il polso e la mano.

 

Fonti:

-              Davide D’amico, Manuale di Chirurgia Generale. Piccin 2018.

  • Federico A. Grassi, Ugo E. Pazzaglia, Giorgio Pilato, Manuale di ortopedia e traumatologia, Elsevier 2012.