Le Cicatrici

Aderenze e cicatrici

Autore: dott.ssa Tania Basile  25/05/2020

Le aderenze cicatriziali sono uno dei problemi più diffusi a seguito di un intervento chirurgico e consistono nella formazione di tessuto fibroso tra tessuti, organi o articolazioni non connesse in precedenza. Le aderenze, dunque, sono delle cicatrici vere e proprie che si formano sotto la cute, cioè internamente, spesso con conseguenze importanti per il paziente.

Le aderenze sono molto comuni dopo un intervento chirurgico ma possono insorgere in modo del tutto spontaneo nel 10% dei casi a causa di eventi traumatici non connessi ad un intervento medico. Il processo di formazione delle aderenze è del tutto identico a quello delle cicatrici così come il tessuto cicatriziale e le aree del corpo maggiormente soggette a questo fenomeno sono l’addome e la zona pelvica, ma il problema può presentarsi anche in altre aree del corpo come il pericardio, lo spazio peridurale, in prossimità dei tendini e delle articolazioni in generale.

Nella maggior parte dei casi le aderenze non provocano problemi rilevanti, ma vi sono percentuali importanti di complicanze di varia natura che possono condurre a patologie secondarie come dolori cronici della zona addomino-pelvica, infertilità, ischemia ed infarto intestinale conseguenti ad ostruzione ed in genere una ridotta qualità della vita.

La tempestività di intervento riduce drasticamente i rischi correlati alla formazione di aderenze soprattutto nell’area intestinale e degli organi riproduttivi. È importante sottolineare come le aderenze possano provocare capsuliti di vario genere, le più comuni sono quelle adesive della spalla e del tunnel carpale. In questi casi le aderenze si sviluppano tra le superfici articolari limitandone il movimento e provocando dolore.

Un processo del tutto simile è quello che interviene nell’ intrappolamento di un nervo in una cicatrice. Questo fenomeno può verificarsi sia a seguito di un intervento che di un banale trauma provocando, nella fase di ricostruzione dei tessuti, la costrizione delle terminazioni nervose all’interno del tessuto cicatriziale. È molto comune nei traumi degli arti o del complesso dei nervi che interessano il viso ed in particolare bocca ed occhi.

Il trattamento di questo particolare tipo di cicatrici prevede necessariamente un nuovo intervento chirurgico al fine di ripristinare l’eventuale funzionalità di organi e tessuti e recidere le aderenze con l’obiettivo di scongiurare la formazione di ulteriori tessuti connettivi. L’intervento avviene mediante adesiolisi laparoscopica ovvero un “ingresso” poco invasivo nella zona da trattare e la separazione dei tessuti.

Questo tipo di intervento, al contrario della tradizionale incisione dei tessuti mediante laparotomia, riduce la possibilità di riformazione di aderenze tra i tessuti oltre a contenere i tempi di recupero del paziente con degenze che non superano le 48 ore. Ad oggi, non vi sono terapie farmacologiche rilevanti sebbene sia diffuso l’utilizzo di antidolorifici per far regredire il dolore e infiltrazioni di sostanze chiamate a contrastare l’azione del collagene.

Non vi è un esperto specifico per questo tipo di problemi, ma ogni specialista conosce a fondo le modalità di formazione, gli eventuali effetti collaterali e le dinamiche delle aderenze nella particolare area del corpo interessata.

Per scongiurare la formazione di aderenze è importante che l’intervento segua le norme preventive per la chirurgia addomino-pelvica e per le chirurgie in altre aree del corpo dove sono presenti sierose. È noto, difatti, che la trazione e la manipolazione dei tessuti, il contatto dell’intestino e delle sierose con il talco depositato sui guanti, i punti di sutura non riassorbibili, il contatto con la bile ed i calcoli biliari, il disseccamento dei tessuti e l’eccessiva cauterizzazione, la permanenza di corpi estranei nella cavità operata, permettono la formazione di aderenze. A queste problematiche da evitare si aggiungono interventi per favorire la creazione di barriere, nelle aree tendenti a sviluppare aderenze ed il trattamento con antinfiammatori per ridurre al minimo la risposta locale dell’organismo.

Le aderenze possono presentarsi anche dopo un parto cesareo nella parte più esterna della parete addominale in prossimità della cicatrice. Sebbene la formazione di aderenze post-parto sia molto comune e non comporti particolari complicanze è probabile che le stesse, intervenendo a livello intestinale o dell’utero possano richiedere un tempestivo intervento medico risolutivo.

Per le aderenze più lievi è molto diffusa la tecnica della coppettazione ovvero la pratica che prevede la creazione di vuoto, sulla parte di cute cicatrizzata, mediante l’utilizzo di coppette o bicchieri sollecitati esternamente o internamente da fonti di calore o freddo o mediante l’ausilio di una pompa meccanica. L’utilizzo di questa tecnica è molto discusso, dunque si sono mossi dubbi sulla sua validità, sebbene sia adoperata sia nella “medicina tradizionale” di varie culture sia da personale sanitario qualificato.

È importante, quindi, che tale operazione, che generalmente dura circa 5/10 minuti al giorno, venga effettuata da personale esperto al fine di evitare traumi secondari e complicanze di varia natura. La coppettazione, definita anche cupping, aiuterebbe a vascolarizzare la zona cicatriziale, ricreare la sensibilità, ed infine “scollare” le aderenze.

Lo scollamento delle cicatrici può essere effettuato anche mediante l’utilizzo del taping che consiste nell’applicazione di un particolare nastro adesivo perpendicolarmente e parallelamente al taglio chirurgico cercando di applicare una tensione di modesta entità al fine di impedire la formazione di aderenze ed evitando le complicanze soprattutto in termini di mobilità e dolore.

Il taping neuro-muscolare può essere applicato per i medesimi motivi per favorire lo scollamento tissutale in casi di cicatrice atrofica, ovvero “avvallata” a causa della mancanza di collagene o altri fattori; cicatrice ipertrofica, che presenta dunque tessuto fibroso duro, rossastro ed in rilievo nei limiti della ferita iniziale; cicatrice cheloidea, cioè che presenta un eccesso di tessuto fibroso che si estende oltre i limiti della ferita di partenza.

È importante rilevare come le aderenze, inoltre, siano parte del complesso sistema delle cicatrici attive ovvero quelle cicatrici patologiche conseguenti ad un intervento chirurgico che implicano fissazioni lungo le fasce connettivali e che impediscono il naturale movimento dei tessuti. Le terminazioni delle cellule nervose costituenti i recettori cutanei, rimanendo imbrigliati nelle aderenze, possono provocare uno squilibrio posturale dell’organismo con oscillazioni anomale sul piano sagittale o di tipo rotatorio a seconda della posizione della cicatrice.

Anche in questi casi lo scollamento dei tessuti è la prassi consigliata sebbene in alternativa al metodo chirurgico siano diffuse anche tecniche meno invasive come il massaggio locale, l’applicazione di gel specifici o le infiltrazioni di procaina.

 

 Fonti: 

-          Davide D’amico, Manuale di Chirurgia Generale. Piccin 2018.

-          NHI