Le Cicatrici

Cicatrice retraente

Autore: Pasquale Ambrosio 07/07/21

Le cicatrici retraenti sono il risultato di un processo cicatriziale errato e caratterizzate da retrazione cutanea con conseguente trazione meccanica sui tessuti sani circostanti. Questa tipologia di cicatrici è comune negli esiti da ustioni profonde e se localizzate nel collo o negli arti possono produrre limitazioni funzionali importanti. Il trattamento delle cicatrici retraenti è principalmente di natura chirurgica, con plastiche a Z, innesti cutanei e utilizzo di espansori tissutali.

Introduzione

Gli esiti cicatriziali, come noto, non seguono sempre un percorso lineare e privo di errori. La lunga fase di maturazione delle cicatrici è suscettibile a numerose variabili, sia di natura endogena che esogena, come ad esempio nel caso delle cicatrici ipertrofiche o dei cheloidi.

La naturale predisposizione degli individui a sviluppare un determinato tipo di cicatrice è ben nota. Allo stesso tempo non è da ignorare il peso che alcune abitudini quotidiane hanno sulla corretta guarigione di una ferita. Il fumo, l’alcool, l’igiene personale, così come l’abbigliamento, giocano un ruolo cruciale nei diversi step che caratterizzano la formazione di una cicatrice.

Le cicatrici retraenti, in particolare, hanno una evoluzione che tende a ridurre il volume del tessuto cicatriziale provocando la trazione della pelle nel distretto specifico. Questa condizione è tipica, ma non esclusiva, delle ferite da ustione diventando invalidante nelle aree del collo, delle man ed in generale degli arti.


Cos’è una cicatrice retraente

La cicatrice retraente è una cicatrice caratterizzata da fibre collagene disposte a cordone lungo i margini della lesione. Gli esiti cicatriziali determinano una riduzione della superfice della lesione originale favorendo la trazione della pelle in prossimità della cicatrice stessa. Nel caso di cicatrici da ustione, non è inusuale la formazione di più cordoni tissutali distribuiti sulla superfice colpita.

Recenti studi hanno rilevato come in questo tipo di cicatrici l’equilibrio tra il collagene di tipo I e III sia alterato, provocando la maggiore rigidità del cordone cicatriziale. Terapie alternative sono in fase di studio con lo scopo di indurre un riequilibrio delle proporzioni tra i due tipi di collagene.



Cicatrice retraente: le cause

La formazione delle cicatrici retraenti è principalmente ascrivibile agli esiti da ustioni profonde. In questo tipo di ustioni i tessuti sono danneggiati su più livelli e su vaste aree rendendo le fasi della cicatrizzazione articolate e complesse. La proliferazione dei fibroblasti, inoltre, tende ad avere una progressione differente con aree che completano le fasi cicatriziali in tempi diversi e con difficoltà dissimili.

È stimato che circa un terzo degli esiti da ustione siano caratterizzati da cicatrici retraenti. La letteratura scientifica suggerisce che le aree con maggiore predisposizione alla formazione di cicatrici retraenti sono il collo, le spalle e le ascelle. Ciononostante, le ustioni degli arti, in particolar modo delle mani, comportano una limitazione funzionale severa con un impatto profondo nella vita lavorativa e le relazioni sociali.



Trattamento delle cicatrici retraenti

Ad oggi, la principale soluzione per il trattamento delle cicatrici retraenti è di tipo chirurgico. La plastica a Z, semplice o multipla, è l’intervento più utilizzato nella risoluzione di questi disturbi. Tuttavia, se le cicatrici non sono curate tempestivamente si rende necessario intervenire con l’innesto cutaneo o con lembi di pelle vascolarizzati. Negli ultimi anni, è in corso la sperimentazione di trattamenti ad ultrasuoni con lo scopo di agire sull’equilibrio delle fibre collagene di tipo I e III.

La plastica a Z, gli innesti e gli espansori tissutali

La tecnica della plastica a Z è un procedimento chirurgico finalizzato alla correzione del profilo di una cicatrice sia per fini estetici che di mobilità. L’intervento consente di allungare e variare l’angolo di una cicatrice per ottenere una disposizione della stessa funzionale sia per la mobilità che per l’estetica. Di norma vengono utilizzati espansori tissutali per diminuire la tensione sui tessuti permettendo un processo di cicatrizzazione migliore.

La plastica a Z non richiede alcun ricovero ed è eseguito in anestesia locale. I risultati estetici del trattamento non sono sempre positivi e rimangono commisurati alla condizione di partenza. Nel caso questo tipo di intervento non consenta di ottenere risultati soddisfacenti è possibile il ricorso agli innesti cutanei. Quest’ultimi, comunque, rientrano nel campo delle procedure complesse tanto da richiedere ricovero ed anestesia.



Ultrasuoni per le cicatrici retraenti

Le evidenze scientifiche che hanno mostrato il ruolo del collagene di tipo I nella formazione delle cicatrici ritraenti ha spinto i ricercatori a sviluppare una terapia ad ultrasuoni per favorire in profondità la stimolazione tissutale. Il protocollo prevede 10 sedute di pochi minuti, due volte a settimana. La frequenza emessa dal dispositivo è di 6Hz ad una profondità di 49 millimetri con una erogazione di 500 impulsi rilasciati in 90 secondi.

I primi risultati sono visibili dalla quinta seduta mentre per osservare l’effetto definitivo è necessario attendere la seconda settimana dopo la fine del ciclo di sedute. Il trattamento è in grado di aumentare la vascolarizzazione e l’attività cellulare, con un incremento dei fibroblasti ed il ripristino della relazione fisiologica tra il collagene di tipo I ed il collagene di tipo III.

 

Fonti:

  • William W. Huang, Christine S. Ahn, Clinical Manual of Dermatology, Springer2020.
  • Tullio Cainelli, Alberto Giannetti, Alfredo Rebora, Manuale di dermatologia medica e chirurgica, McGraw Hill 2017.
  • Rei Ogawa, Total Scar Managment, Springer, 2020.
  • Davide D’amico, Manuale di Chirurgia Generale. Piccin 2018.
  • Raoul Saggini et al, Extracorporeal shock wave therapy: An emerging treatment modality for retracting scars of the hands, Ultrasound in Medicine & Biology, october 2015.


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