Le Cicatrici

Cicatrici e Osteopatia

Autore: Pasquale Ambrosio 15/11/20

Le condizioni che possono portare alla formazione delle cicatrici sono molteplici e abbastanti frequenti nel corso della vita di un individuo. Le cicatrici possono formarsi in seguito ad un trauma, ad una lesione, ad una ustione o in seguito ad un intervento chirurgico. Non sempre il loro processo di guarigione è regolare e privo di conseguenze e spesso è necessario intervenire per contenere ed eliminare il problema.

Le conseguenze legate ad una cattiva proliferazione del tessuto cicatriziale sono numerose: si va dalla formazione di cicatrici ipertrofiche o cheloidi, all’ipopigmentazione o all’iperpigmentazione, alle formazioni di aderenze ad altre problematiche di difficile soluzione. Spesso, a tali problemi, si risponde con un intervento chirurgico risolutivo ma vi sono diverse tecniche non invasive che possono essere chiamate in causa e aiutare a migliorare la salute delle cicatrici ed il benessere dell’organismo.

L’osteopatia è uno di questi metodi. Il principio di questa disciplina è quello manipolare alcune aree del corpo al fine di prevenire o trattare alcuni disturbi. Le zone del corpo interessate da questo trattamento sono solitamente riconducibili alla schiena, al collo e alla testa in corrispondenza della colonna vertebrale. Nel trattamento delle cicatrici l’osteopatia agisce mediante tecniche di scollamento e miofasciali nonché con massaggi profondi chiamati a favorire i processi di guarigione dei tessuti.

Cos’è l’osteopatia

L’osteopatia è concepita come una tecnica complementare alla medicina classica che si avvale di una terapia manuale per favorire il benessere dell’individuo piuttosto che approcciare direttamente il disturbo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito questa disciplina nell’alveo delle medicine tradizionali e, appunto, complementari. Si è sviluppata a partire dalla fine dell’800 negli Stati Uniti diffondendosi successivamente in tutto il mondo occidentale.

Il principio di fondo di questa disciplina poggia sulla centralità del sistema nervoso centrale come perno dei meccanismi di autoregolazione che intercorrono nella formazione e nello sviluppo di un disturbo. L’omeopatia non cura una determinata malattia ma può concorrere a curare qualsiasi tipo di malattia agendo sul benessere del soggetto. Tale considerazione ci spiega perché è considerata come disciplina complementare alla medicina classica.

Come può essere utile alla cura delle cicatrici?

Il processo di guarigione di una lesione non sempre conduce ad una perfetta cicatrice. Le cicatrici sono un processo di ricostruzione dei tessuti danneggiati e la proliferazione dei fibroblasti non sempre un percorso lineare. Questo può essere determinato da fattori genetici, ambientali, dalla presenza di patologie, da infezioni o semplicemente da un percorso riabilitativo errato. In molti casi questo tipo di cicatrici diventano patologiche, cioè iniziano a manifestare problemi non usuali come dolore persistente, sensazione di tensione, prurito, disturbi della postura e dell’equilibrio, ecc.

Se le cicatrici ipertrofiche e cheloidi hanno la possibilità di beneficiare di un largo numero di terapie e tecniche di intervento, le aderenze vanno spesso trattate in modo chirurgico. In tal senso l’omeopatia viene incontro alla medicina classica proponendo una azione coordinata mediante diagnosi approfondita del disturbo e trattamenti con tecniche fasciali o massaggi profondi con lo scopo di migliorare la circolazione dei tessuti e favorire il ripristino delle funzionalità originali.

Il massaggio fasciale

La principale tecnica utilizzata per le aderenze è quella fasciale, o miofasciale, ovvero un massaggio che si configura per intervenire sul sistema fasciale situato tra i muscoli e il complesso di strutture cutanee. Il massaggio è effettuato in modo energico con il fine di intervenire a livello neuromuscolare rendendo i muscoli più elastici e attivi così come i tessuti circostanti. Nelle aderenze e nelle cicatrici patologiche si registra spesso una immobilizzazione dei tessuti che perdono tonicità e elasticità sia per questioni involontarie, per la natura stessa delle aderenze, o per ragioni volontarie legate al dolore o al disagio nel muovere una parte del corpo.

Il massaggio dunque mira al ripristino delle funzioni delle strutture interessate con il recupero della mobilità dell’area coinvolta con un interessamento del sistema nervoso centrale chiamato a redistribuire correttamente le sollecitazioni che arrivano in maniera errata dai recettori della cicatrice. I risultati di questo tipo di intervento sono immediati e riscontrabili già dopo la prima seduta ma a tal riguardo è opportuno precisare che la validità del massaggio è contestato da parte della medicina classica.

L’osteopatia funziona?

Sulla validità di questa disciplina si è discusso a lungo senza giungere a risposte esaustive ed esaurienti. Parte della medicina classica rifiuta categoricamente la validità di questi trattamenti sebbene l’OMS ne abbia certificato il suo ruolo di supporto alla stessa. In questa affermazione è possibile scorgere l’assunto che testimonia un’efficacia reale del trattamento ma in concorso con un’azione di un medico e della medicina classica.

I risultati che possono essere ottenuti per curare il dolore cronico sono senza dubbio positivi e non sempre identificabili con un eventuale effetto placebo della tecnica. L’osteopatia, se praticata in supporto della medicina, non può rappresentare un pericolo per la salute ma un valido aiuto a superare aspetti legati spesso alla condizione psicologica del soggetto che inevitabilmente si riverbera sull’organismo. I massaggi osteopatici agiscono sul sistema nervoso centrale e, dunque, agisce nel favorire un miglioramento del benessere generale dell’individuo.

È opportuno precisare, inoltre, che l’osteopata non è un medico ma comunque appartenente al personale sanitario e dunque qualificato in questa particolare disciplina. L’osteopata è considerato tale solo dopo aver frequentato un corso della durata di 6 anni ed un titolo di studio di base in scienze mediche. Essendo una qualifica non riconosciuta in Italia gli osteopati esercitano, spesso, con un titolo di studio che abilita in altre discipline sanitarie come medicina, fisioterapia o odontoiatria.

Rischi, controindicazioni ed effetti collaterali

I rischi legati all’osteopatia sono da ricondursi quasi esclusivamente alle manipolazioni che vengono effettuate a livello della colonna vertebrale soprattutto in corrispondenza della zona cervicale. Sebbene rappresentino un rischio, la Fondazione Veronesi ha precisato che non c’è sempre un rapporto di causa ed effetto tra le manipolazioni sbagliate del collo ed eventuale dissezione carotidea, prova è il rapporto numerico elevato di trattamenti osteopatici effettuati con il numero esiguo di danni correlati.

Per la cura delle cicatrici spesso non si interviene nella zona sacrale ma a livello dei tessuti molli dove è situata la cicatrice. La tecnica fasciale infatti non prevede manipolazioni energiche sulla colonna vertebrale. Gli unici effetti collaterali descritti per la tecnica fasciale sono rappresentati da possibile indolenzimento, stanchezza e sensazione paragonabile a quella che segue l’attività sportiva.

Non vi sono particolari controindicazioni ed il trattamento può essere effettuato anche sui bambini. È importante consultare il proprio medico prima di intraprendere qualsiasi terapia osteopatica al fine di valutare la presenza di patologie o disturbi che potrebbero essere in contrasto con il trattamento.

 

-          Rei Ogawa, Total Scar Managment, Springer, 2020.

-          Fabio Di Todaro, Osteopatia: le manipolazioni al collo possono provocare l'ictus cerebrale? Fondazioneveronesi.it

-          Luigi Stecco, Carla Stecco, Fascial manipulation. Practical part. Second level, Piccin, 2019.

-          Johannes Mayer, Clive Standen, Manuale di Medicina Osteopatica, Noi Edizioni, 2019.