Le Cicatrici

Cicatrici seno post operatorio

Autore: Pasquale Ambrosio 23/11/20

Un intervento chirurgico al seno, di qualsiasi tipo, lascia sempre in eredità cicatrici più o meno evidenti. Oggigiorno le tecniche chirurgiche si sono notevolmente affinate ma il processo di cicatrizzazione, al contrario, non sempre segue un percorso lineare e corretto. Infatti, sebbene le incisioni nella fase operatoria siano diventate sempre più limitate e localizzate in punti non visibili, le cicatrici al seno nel post operatorio si rivelano spesso difficili da trattare con la possibilità di infezioni o insorgenza di cicatrici ipertrofiche e cheloidi.

Tipologie di interventi al seno

Gli interventi al seno possono essere sostanzialmente ricondotti a due tipologie. Il primo approccio è quello oncologico per la rimozione parziale o integrale del seno in seguito a diagnosi di carcinoma; il secondo è di tipo estetico che punta all’aumento, alla riduzione o alla modellazione dello stesso. In molti casi la chirurgia estetica è chiamata a intervenire dopo un intervento di rimozione totale della mammella al fine di ricostruire il tessuto asportato.

Gli interventi al seno, dunque, possono essere riassunti in:

  • Chirurgia oncologica

o   Quadrantectomia, ovvero la resezione parziale della mammella.

o   Mastectomia, cioè l’asportazione totale della mammella.

  • Chirurgia estetica

o   Mastoplastica additiva, con aumento del volume del seno o ricostruzione totale.

o   Mastoplastica riduttiva, per diminuire il volume del seno.

o   Mastopessi, chiamata a rimodellare il seno.

Cicatrici da quadrantectomia

La quadrantectomia è un intervento chirurgico conservativo effettuato per rimuovere parte della mammella in seguito ad un tumore. Questo tipo di intervento è utilizzato per la rimozione di neoplasie con un diametro massimo di 2/3 centimetri ed insieme al tumore viene rimosso parte del tessuto sano circostante per evitare possibili recidive. Dopo l’intervento il quadrante del seno che ha subito l’intervento può apparire di forma e volume difforme rispetto all’altro seno. La porzione di tessuto asportata include generalmente anche il tessuto cutaneo sano annesso ed il muscolo grande pettorale.

La cicatrice dell’intervento non è localizzata in un punto ben preciso ma è legata alla posizione della massa tumorale. Nonostante ciò i chirurghi optano sempre per incidere in zone meno visibili per limitare i disagi alla paziente. In molti casi il chirurgo oncologo ed il chirurgo plastico possono optare per una ricostruzione immediata del seno riducendo tutti i rischi e gli effetti secondari, psicologici e clinici, per la paziente. In alcuni casi si può optare per la rimozione dei tessuti passando dalla zona ascellare.

Cicatrici da mastectomia

La mastectomia rappresenta l’intervento più radicale per l’eliminazione del carcinoma alla mammella. In questo intervento le conseguenze dal punto di vista estetico sono importanti con l’interessamento dell’intera area pettorale e della zona ascellare.

Gli interventi di questo tipo si differenziano in:

  • Mastectomia totale

Intervento invasivo e con la rimozione totale della ghiandola mammaria, della cute e del capezzolo. Le conseguenze estetiche sono importanti e richiedono un intervento di chirurgia plastica.

  • Mastectomia con risparmio cutaneo

In questo intervento vengono asportate la ghiandola mammaria, il capezzolo e l’areola ma viene risparmiato parte del tessuto cutaneo. Anche in questo caso le cicatrici sono ben evidenti dal punto di vista estetico.

  • Mastectomia con risparmio del capezzolo

L’intervento si orienta alla conservazione delle strutture esterne della mammella con la rimozione dei tessuti interni. La cicatrice, in questo caso, viene effettuata in un punto poco visibile, solitamente nella parte inferiore della mammella. Per preservare l’estetica del seno è comunque necessario ricorrere alla chirurgia estetica.

  • Mastectomia sottocutanea

In questo caso l’aspetto estetico del seno è preservato con l’asportazione della ghiandola mammaria con un intervento minimamente invasivo.

È doveroso ricordare che questi interventi sono condizionati dalla reale diffusione del tumore nei tessuti e dunque conseguenza di un quadro clinico ben definito. È il chirurgo che stabilisce le modalità di intervento in base alla progressione della malattia.

Cicatrice mastoplastica additiva

Nella mastoplastica additiva l’obiettivo del chirurgo è quello di aumentare le dimensioni del seno. Le cicatrici in questo caso possono differire nella posizione a seconda dal tipo di intervento che il chirurgo effettua.

Esistono diversi tipi di approcci chirurgici alla mastoplastica additiva sintetizzabili in:

  • Cicatrice periareolare

L’incisione per l’introduzione della protesi viene effettuata lungo il perimetro dell’areola. La cicatrice che ne consegue rimane poco visibile nell’opposizione cromatica della pigmentazione dell’areola e del resto della mammella.

  • Cicatrice sottomammaria

Questo tipo di intervento è uno dei più comuni e diffusi e prevede l’introduzione della protesi lungo il solco sottomammario. Questo tipo di cicatrice risulta visibile in posizione eretta mentre in altre rimane visibile ed antiestetica.

  • Cicatrice trans-ascellare

Questa cicatrice è il risultato di un intervento effettuato dall’area della cavità ascellare. In questo caso il seno non viene intaccato mentre la cicatrice rimane nascosta nelle pieghe ascellari.

Cicatrici mastoplastica riduttiva

Nella mastoplastica riduttiva il problema delle cicatrici antiestetiche è rilevante. L’intervento, difatti, è chiamato a ridurre seni particolarmente grandi attraverso la rimozione di parte del tessuto interno ed esterno. Per fare ciò, nella maggior parte dei casi, viene effettuata una incisione nella parte inferiore dell’areola e fino al solco sottomammario generando una sorta di T capovolta. L’incisione è fondamentale per rimuovere il tessuto interno, rimodulare la mammella per produrne un effetto simmetrico ed infine eliminare anche lo strato cutaneo superficiale in eccesso.

Le cicatrici che rimangono dopo aver effettuato una mastoplastica riduttiva sono molto evidenti sebbene le linee delle incisioni sono normalmente regolari e sottili. In questo tipo di intervento, la fase post operatoria è importante poiché una cattiva cicatrizzazione può rendere maggiormente visibili le cicatrici.

Cicatrice mastopessi

Nel caso della mastopessi, ovvero l’intervento per il rimodellamento del seno, le cicatrici possono presentarsi di diverso tipo a seconda del tipo di intervento necessario per la risoluzione del problema.

Le tecniche comunemente eseguite sono:

  • Incisione a T rovesciata

Questa tecnica è molto diffusa e indicata per le pazienti che presentano una condizione di rilassamento medio-grave. L’incisione inizia nella zona areolare per proseguire verticalmente verso il solco sottomammario. Il risultato estetico è fortemente condizionato dalla cicatrice bene estesa.

  • Incisione periareolare

Questa incisione viene effettuata lungo il perimetro dell’areola. Dopo la rimozione del tessuto in eccesso la sutura, e la conseguente cicatrice, viene nascosta lungo il perimetro stesso dell’areola rimanendo poco visibile.

  • Incisione verticale

L’incisione verticale viene spesso praticata in profili dove l’incisione periareolare non è sufficiente a correggere l’inestetismo. La cicatrice che ne consegue rimane molto visibile.

  • Incisione a mezzaluna

Rappresenta l’intervento meno invasivo con una incisione nell’arco periareolare superiore. La cicatrice che rimane è di pochi centimetri e ben nascosta lungo il perimetro dell’areola stessa.

Come curare le proprie cicatrici al seno

Le cicatrici, nel caso di intervento al seno, non possono essere in alcun modo evitate. La loro posizione, così come l’estensione, è influenzata dalla tipologia di intervento e, dunque, possono variare dai pochi millimetri in aree poco visibili a diversi centimetri ed in aree ben visibili. È importante tenere presente che la zona toracica è soggetta alla cattiva cicatrizzazione delle lesioni sia per la natura stessa del tessuto cutaneo sia per la pressione meccanica che viene esercitata sul torace dal movimento degli arti e della testa, dalla torsione, dalla respirazione, nonché numerosi altri movimenti che minano il processo di cicatrizzazione.

La cicatrizzazione è un processo spontaneo del nostro organismo che può essere influenzato da:

  • Genetica
  • Tensione dei tessuti
  • Età del soggetto
  • Qualità dell’incisione del chirurgo
  • Tipologia di sutura
  • Zona del corpo
  • Tipologia di pelle
  • Dieta povera di nutrimenti necessari al processo di cicatrizzazione
  • Uso di particolari farmaci
  • Altre patologie
  • Corretta irrorazione sanguigna dei tessuti
  • Infezioni

Nel corso delle ore successive all’intervento è importante non sottoporre le lesioni a sforzi e trazioni, facendo attenzione a mantenere pulita e disinfettata la ferita. Detergendo e disinfettando la ferita bisogna evitare di frizionare preferendo un approccio morbido a tamponatura. Inoltre è sempre consigliato evitare bagni prolungati.

Nelle prime settimane è importante massaggiare la cicatrice delicatamente aiutandosi con creme ed oli a base di vitamina E, olio di mandorla e aloe. Nel caso il medico lo ritenga opportuno, è possibile utilizzare pomate ad azione cicatrizzante ed antibiotica che aiutano a favorire il processo di guarigione. In questo modo è possibile prevenire possibili infezioni ed altri effetti indesiderati dell’intervento.

Dopo il consolidamento del processo di cicatrizzazione si possono osservare eventuali proliferazioni di cicatrici ipertrofiche e cheloidi che nelle fasi iniziali possono essere combattute mediante l’utilizzo di gel o cerotti al silicone. È importante sottolineare che molte delle cicatrici da intervento al seno, soprattutto in aree soggette a trazione, si configurano come atrofiche ovvero con una insufficienza di tessuto cicatriziale necessario a coprire la cicatrice. In questi casi si interviene con la tecnica del lipofilling introducendo, tramite iniezione, sotto il tessuto cicatriziale del materiale adiposo prelevato da altre zone del corpo della paziente.

Trattamenti non chirurgici per la cura delle cicatrici

I trattamenti non chirurgici utilizzati per la cura di cicatrizzazioni fallaci possono essere di diversa natura. Un approccio conservativo punta all’utilizzo di gel e cerotti al silicone per contenere cicatrici ipertrofiche e cheloidi. Per questo tipo di cicatrici, nelle fasi avanzate, il medico può ricorrere anche all’uso di iniezioni di cortisonici al fine di far regredire l’eccesso di tessuto fibroso. Le moderne tecnologie permettono di agire sulle cicatrici anche mediante l’utilizzo di tecniche dermoabrasive e laser a bassa invasività con una resa estetica soddisfacente.

I trattamenti non chirurgici possono essere riassunti in:

  • Creme, gel e cerotti al silicone
  • Iniezione di cortisonici
  • Tecniche dermoabrasive
  • Trattamenti laser

Trattamenti chirurgici

Il trattamento chirurgico per la rimozione delle cicatrici viene preso in considerazione dopo il fallimento dei trattamenti medici non chirurgici. Questi interventi sono solitamente indicati per la rimozione di cheloidi o cicatrici ipertrofiche e possono essere effettuati secondo due principali tecniche:

  • Escissione intralesionale

Questo intervento prevede la rimozione del tessuto in eccesso della cicatrice senza intervenire sul resto della cicatrice. Questa soluzione è solitamente utilizzata per la rimozione dei cheloidi per la minore possibilità di recidiva.

  • Escissione completa

L’escissione completa della cicatrice è indicata per la rimozione di cicatrici ipertrofiche, e raramente atrofiche, eliminando interamente il tessuto cicatriziale e favorendo un miglior accostamento dei margini della lesione.

 

Fonti

-          William W. Huang, Christine S. Ahn, Clinical Manual of Dermatology, Springer2020.

-          Tullio Cainelli, Alberto Giannetti, Alfredo Rebora, Manuale di dermatologia medica e chirurgica, McGraw Hill 2017.

-          Rei Ogawa, Total Scar Managment, Springer, 2020.

-          Davide D’amico, Manuale di Chirurgia Generale. Piccin 2018.

-          COMU. Collegio degli Oncologi Medici Italiani, Manuale di oncologia. Edizioni Minerva 2018.

-          Fondazione Veronesi, Tumore al seno: domande e risposte dalla diagnosi al dopo cura. FUV 2019.