Le Cicatrici

Cicatrice da appendicite

Autore: dott.ssa Tania Basile  28/04/2020

La cicatrice da appendicite è il risultato di un intervento chirurgico, appendicectomia, chiamato a rimuovere il segmento prossimale cieco dell’intestino crasso che infiammandosi provoca dolore nella parte inferiore destra dell’addome dove questo tratto di intestino è situato. Le cicatrici da appendicectomia possono presentarsi di diversa forma e dimensione a seconda del tipo di intervento e del decorso post operatorio. Non è raro che la cicatrice da appendicectomia si sviluppi in cheloide sia essendo il tronco uno dei punti maggiormente soggetti nell’uomo sia per la particolarità dei tessuti nell’area addominale. Negli ultimi anni l’affermarsi della laparoscopia ha ridotto gli effetti estetici dell’intervento sebbene sia ancora molto diffusa la tecnica laparatomica tradizionale.

 

Infiammazione dell’appendice sintomi

L’infiammazione dell’appendice è molto comune e colpisce circa il 40% delle persone con un’incidenza maggiore nei soggetti con un’età compresa tra i 10 ed i 30 anni. L’appendice è una sottile striscia di tessuto lunga dai 7 ai 10 centimetri e larga circa 7 millimetri e la sua funzione, per lungo tempo, è stata ignota presupponendo che fosse una vestigia filogenetica del nostro organismo. In realtà, recenti studi, hanno dimostrato come l’appendice svolga un importante ruolo per il sistema immunitario sia come filtro sia come riserva di batteri utili all’organismo. Lo studio ha rilevato che nei mammiferi dotati di appendice la risposta immunitaria è molto più efficiente rispetto agli animali che ne sono sprovvisti; gli stessi risultati sono stati rilevati osservando soggetti con e senza appendice. Allo stesso modo quest’organo avrebbe un’importanza centrale nei primi anni di vita degli individui tanto che nel tempo l’appendice tende ad atrofizzarsi e ridursi di dimensioni. Difatti, l’appendice è molto più grande nei bambini che negli adulti e per lo stesso motivo la sua infiammazione segue una curva discendente con l’aumento dell’età dei soggetti.

Nel corso della vita è probabile che l’appendice si infiammi temporaneamente e che i sintomi siano localizzati nel tempo. Nel caso di una infiammazione acuta il dolore nella zona addominale sul fianco destro risulta particolarmente intenso e può essere accompagnato da nausea e vomito. I sintomi dell’appendicite spesso vengono confusi con i sintomi di altre comuni patologie e dunque in molti casi è necessario procedere con esami specifici che attestino la reale natura del dolore. Alcuni parametri di laboratorio, come quelli riguardanti la leucocitosi neutrofila, sono indicativi sulla natura dell’infiammazione e sulla sua eventuale degenerazione in peritonite.

 

La peritonite

La peritonite è la diretta conseguenza della contaminazione della cavità addominale in seguito alla perforazione, accidentale o meno, dell’intestino e un ritardo nel trattamento dell’infiammazione dell’appendice ne rappresenta una concausa. Circa il 20% dei casi di appendicite presenta un quadro clinico non definito e che spesso richiede ulteriori accertamenti di laboratorio. Nei casi più comuni, invece, attraverso le manovre di Blumberg, Rovsing o dello psoas è possibile risalire ad una diagnosi esaustiva sulla condizione del paziente.

 

Intervento chirurgico dell’appendicite

L’intervento chirurgico è l’unico trattamento possibile per l’infiammazione dell’appendice e può essere effettuato principalmente in due differenti modi: la prima soluzione e la laparatomia, cioè un intervento “aperto” rappresentato da un’incisione di 5/10 centimetri nell’area dell’appendice. Questa pratica è molto diffusa e rappresenta il metodo classico di intervento. Effettuato in anestesia generale, l’intervento è chiamato a rimuovere l’appendice e verificare la presenza di eventuali infezioni dei tessiti circostanti. Suturati muscoli e cute dopo circa 30/60 minuti l’intervento può dirsi concluso; La seconda soluzione è quella laparoscopica e cioè l’intervento di rimozione dell’appendice mediante l’utilizzo di telecamera e appositi strumenti che penetrando nella cute attraverso piccole incisioni offrono un’operazione meno invasiva e che fornisce al chirurgo importanti parametri anche sullo stato degli organi interni all’addome e della condizione degli organi riproduttivi. Inoltre, questo tipo di operazione comporta tempi di recupero minore oltre che effetti estetici minimi sulla cute. La laparoscopia, dunque, rappresenta una soluzione sempre più diffusa in questo ambito e preferita sia per i tempi di recupero sia perché non lascia cicatrici evidenti.

Le dimissioni dall’ospedale, generalmente, avvengono dopo 1 o 2 giorni in assenza di complicazioni e di un quadro clinico regolare. Nel periodo di convalescenza a casa è consigliabile per i primi 10 giorni non affaticare l’organismo e la ferita con sforzi importanti mentre nelle settimane successive si può tornare ad una sostanziale normalità pur prestando attenzione alla perfetta guarigione della ferita e l’assenza di eventuali infezioni. Generalmente dopo qualche settimana vengono rimossi i punti e il medico verifica un corretto decorso post operatorio e comunica i risultati dell’esame istologico. Nella quasi totalità dei casi non vi sono complicanze e sia l’intervento che le fasi successive procedono senza nessun rischio e complicazione. In rari casi possono verificarsi stipsi o diarrea persistenti, vomito continuo, febbre, dolore addominale costante, dolori e gonfiore degli arti inferiori e/o difficoltà respiratorie: questi casi rappresentano un campanello d’allarme sulla presenza di eventuali infezioni o lesioni importanti ad altri tessuti.

 

La cicatrice post intervento chirurgico

Per quanto riguarda la cicatrice dell’intervento, quest’ultima può presentarsi ben visibile nel caso della laparatomia mentre per gli interventi di laparoscopia non rimangono cicatrici importanti sulla cute. Nelle prime settimane è comune che la ferita possa provocare dolore a causa della sollecitazione continua dei muscoli addominali. Il dolore tende a scomparire dopo qualche settimana dopo il completo recupero dall’intervento. Un altro problema comune nella fase di recupero è il prurito localizzato alla zona suturata che, anche in questo caso, scompare nel corso delle settimane. Nei soggetti con una predisposizione genetica, ma non solo, è possibile l’insorgenza di cheloidi i quali oltre a rappresentare un inestetismo possono anche provocare prurito o dolore localizzato. I cheloidi, a seconda dell’entità, possono essere trattati sia mediante farmaci appositi per la cute sia attraverso intervento chirurgico nei casi più complessi.

 
Fonti: 

-          Tullio Cainelli, Alberto Giannetti, Alfredo Rebora, Manuale di dermatologia medica e chirurgica, McGraw Hill 2017.

-          Davide D’amico, Manuale di Chirurgia Generale. Piccin 2018.