Le Cicatrici

Cicatrice da legamento crociato

Autore: Pasquale Ambrosio 26/10/20

La rottura del legamento crociato è uno degli infortuni più dolorosi e difficili da superare. L’intervento è articolato così come lunga e difficile è la riabilitazione e la conseguente cicatrice che rimane sul ginocchio. Molto comune tra gli atleti e gli sportivi in generale, il legamento crociato può incorrere in una rottura anche in persone in sovrappeso, con articolazioni fragili e compromesse, o che hanno subito un trauma durante un incidente.

L’articolazione del ginocchio è una delle più complesse e importanti del corpo umano e una sua compromissione incide pesantemente sulla qualità della vita delle persone. Tecnicamente la rottura del legamento crociato è da riferirsi solitamente al crociato anteriore poiché la rottura del crociato posteriore è una condizione particolarmente rara e che riguarda solo una trascurabile percentuale dei casi totali.

Cos’è il legamento crociato anteriore

Il legamento crociato anteriore è uno dei quattro legamenti responsabili della stabilità del ginocchio; evita la iperestensione del ginocchio e determina i limiti della rotazione della tibia. È lungo circa 3 centimetri e largo appena 1 e situato al centro dell’articolazione irrorato fondamentalmente dall’arteria genicolata centrale. Le terminazioni nervose sono particolarmente numerose e diversificate in 4 diversi tipi ed assolvono al ruolo propriocettivo del legamento ovvero alla capacità di riconoscere la posizione dei segmenti ossei e dei muscoli così come di altri tessuti.

La sua struttura è rappresentata da tessuto fibroso ed insieme al crociato posteriore va a formare il centro di rotazione, o pivot centrale, dell’articolazione. A determinare il nome del legamento è la caratteristica posizione che i legamenti crociati anteriore e posteriore assumono in prossimità della tibia. L’analisi trasversale dell’articolazione consente di osservare l’origine del legamento anteriore presso la fossa intercondiloidea del femore e si congiunte alla tibia nella fossa intercondiloidea del piatto tibiale.

Rottura del legamento: cause

La rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio è la diretta conseguenza di una distorsione di III grado del ginocchio. La distorsione è propriamente un cambiamento della impalcatura articolare dovuta ad un movimento anomalo, forzato ed improvviso che non permette ai tessuti una risposta adeguata. Per tale ragione i traumi tra gli atleti e gli sportivi, così come gli incidenti, si configurano come una delle principali cause di distorsioni di grave entità che giungono a danneggiare o rompere i legamenti.

È da considerarsi un infortunio di grave entità che può compromettere la stabilità del corpo ed avere serie conseguenze sulle attività quotidiane. Generalmente la rottura del crociato è accompagnata da un rumore secco paragonabile ad uno schiocco e, a causa delle numerose terminazioni nervose, da dolori forti e lancinanti. Il legamento può anche subire una lesione che implica difficoltà di movimento e dolore intenso durante i movimenti del ginocchio.

Sintomi e diagnosi

I sintomi che richiamano un problema a carico del legamento crociato sono molto divergenti a seconda del profilo del paziente e dell’entità del danno. La rottura completa del legamento è accompagnata da dolore eccessivo, difficoltà nei movimenti e gonfiore localizzato. Questa particolare condizione richiede nella maggior parte dei casi un intervento tempestivo di personale medico. Le immagini di numerosi sportivi, soprattutto calciatori, che hanno subito questo grave infortunio sono esaustive della gravità del problema. Nei casi dove vi è una lesione, invece, il dolore può essere costante o presentarsi solo in concomitanza con movimenti che sovraccaricano il legamento.

La diagnosi viene effettuata attraverso esame medico coadiuvato da test di stabilità passiva del ginocchio. In molti casi viene richiesta una risonanza magnetica chiamata ad individuare eventuali danni agli altri legamenti, ai menischi o alla cartilagine dell’articolazione. Negli ultimi anni sono stati sviluppati strumenti di valutazione molto più accurati e specifici per quantificare la reale stabilità del ginocchio con precisione. Questi dispositivi permettono al chirurgo di organizzare in modo appropriato le fasi di intervento di recupero o ricostruzione dell’intero legamento.

La ricostruzione chirurgica del legamento crociato

Le terapie per la risoluzione del problema vertono principalmente su un intervento chirurgico ricostruttivo e su una terapia conservativa per i soggetti che non possono subire questo tipo di interventi come anziani e soggetti affetti da particolari patologie. È possibile intervenire sul ginocchio attraverso diverse tecniche che consento di giungere a risultati pressoché simili ma tenendo in considerazione fattori come la necessità di un recupero rapido, come nel caso degli sportivi, o la necessità di limitare le conseguenze estetiche dell’intervento.

Le tecniche maggiormente utilizzate nel processo di ricostruzione del tendine sono fondamentalmente la ricostruzione con tendini del semitendinoso e gracile autologo, con tendine rotuleo autologo e con Allograft. La tipologia più diffusa è quella che si avvale del trapianto di strutture tendinee dei muscoli del semitendinoso e del gracile. L’intervento è effettuato in artroscopia ovvero riducendo sensibilmente l’invasività dell’intervento e le conseguenti cicatrici sulla parte frontale e laterale del ginocchio. Questo procedimento ha sostituito ormai definitivamente la tecnica a “cielo aperto”.

Diffuso tra gli sportivi è invece l’intervento con prelievo ed innesto del terzo centrale del tendine rotuleo. Questo tipo di intervento favorisce un recupero accelerato di qualche settimana e viene preferito dagli atleti per aver tempi di recupero ridotti. La tecnica Allograft, invece, prevede un intervento ricostruttivo partendo dal tendine di un donatore. Questa tecnica, al momento limitatamente diffusa, offre molti vantaggi permettendo di preservare le strutture tendinee del paziente.

Cicatrice da intervento ricostruttivo di LCA

Grazie alla tecnica artroscopica si è ridotta sensibilmente l’invasività dell’intervento non dovendo incidere, se non per pochi millimetri, la capsula dell’articolazione. Da un punto di vista estetico il vantaggio è rilevante e lascia cicatrici ridotte rispetto al passato. È vero altresì che a seconda della tecnica utilizzata l’entità della lesione e della conseguente cicatrice è decisamente differente.

La zona del ginocchio ha una struttura cutanea molto sottile e sensibile; la cicatrice solitamente in questa area segue un percorso di guarigione lineare e privo di particolari controindicazioni. In passato le vistose cicatrici dell’intervento tradizionale avevano un decorso molto più complesso e spesso accompagnato da ipertrofia del nuovo tessuto connettivo. Oggi essendo le cicatrici molto limitate e prevendo l’intervento lunghi tempi di recupero, la cicatrice si evolve seguendo un iter graduale e senza particolari sollecitazioni.

La possibilità di intervenire sulla lesione con sutura mediante punti intradermici e tecniche ancora più innovative consente alla cute di riacquistare una graduale tonicità sebbene rimanga diffusa una tendenza alla formazione di discromia della cicatrice rispetto all’area circostante. Questa caratteristica è riscontrabile anche in cicatrici di altre aree del corpo con scarso spessore del tessuto cutaneo. Nei soggetti di sesso maschile le discromie rimangono maggiormente coperte grazie ai peli presenti sulle gambe. Sulle donne la cicatrice rimane maggiormente visibile e necessita di trattamenti supplementari al fine di migliorarne l’aspetto.

Cura della cicatrice da intervento legamento crociato

Nella fase iniziale post operatoria la necessità di mantenere l’arto completamente immobile favorisce la guarigione dei tessuti senza eccessivi problemi. La detersione e la disinfezione della ferita rappresenta certamente un passaggio importante dell’intero processo di guarigione. L’ausilio di creme, gel, spray o cerotti appositamente concepiti per la cura delle cicatrici riduce drasticamente la possibilità dell’insorgenza di cicatrici ipertrofiche o cheloidi; le stesse sostanze possono agire anche quando la cicatrice ha ormai assunto una condizione “anormale” e necessita di essere riportata ad una condizione esteticamente normale. Se queste operazioni sono accompagnate da automassaggio si favorisce la microcircolazione e l’ossigenazione dei tessuti che tenderanno a riformarsi senza irregolarità.

È necessario ricordare che l’evoluzione delle cicatrici può essere spesso legata ad altri fattori non necessariamente volontari o legati al decorso postoperatorio. L’ereditarietà ed in generale la genetica svolgono un ruolo determinante nella predisposizione all’insorgenza di cicatrici irregolari sia esse atrofiche, ipertrofiche e cheloidi. In questi casi si rende necessario ricorrere a terapie di tipo chirurgico chiamate a ricostruire un aspetto naturale dei tessuti cicatriziali.

 

Fonti:

-          Rei Ogawa, Total Scar Managment, Springer, 2020.

-          Davide D’amico, Manuale di Chirurgia Generale. Piccin 2018.